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LE GROTTE2018-07-06T19:50:09+00:00

LE GROTTE

Le grotte di Val de’ Varri sono uno dei principali inghiottitoi dei monti Carseolani; esplorate per la prima volta nel 1929, sono state aperte al pubblico nel 2003 e hanno uno sviluppo sotterraneo di 1800 metri lungo i quali scorre un corso d’acqua.

Inaugurate nel 2003, le Grotte di Val de’ Varri sono un complesso di cavità fossili ed attive che si sviluppano alle pendici del versante meridionale del monte Sant’Angelo. Conosciute anche con il nome di “Inghiottitoio di Val de’ Varri”, prima della formazione di un drenaggio ipogeo, le acque dell’altopiano defluivano attraverso “gole” e proprio al di sotto di una di esse, denominata la Pontella, ha termine la valle chiusa di origine tettonica lunga 12 km. 

Lo sviluppo delle grotte in senso orizzontale, verso Est, ha portato ad individuare la risorgenza di queste acque nei pressi di Civitella, nel fosso Laoleana, da dove si gettano nel fiume Salto. Un dislivello di 80 m. lungo i 2 km. che separano le estremità della cavità, comporta una pendenza particolarmente modesta del condotto ipogeo.

Importante anche dal punto di vista storico, la grotta costituisce il primo insediamento riconosciuto della media Età del bronzo. Già esplorata nella prima metà del ‘900 è stata di nuovo oggetto di studio nel 1997 grazie all’iniziativa promossa dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio in collaborazione con il Comune di Pescorocchiano. 

Il progetto ha consentito il recupero di numerosi frammenti ceramici, elementi faunistici, elementi in selci ed in metallo, una fuseruola in argilla, un macinello, manufatti in osso. Questi reperti sono attualmente conservati nel museo archeologico Pigorini di Roma . Oltre ai reperti, a testimoniare la presenza umana nella grotta, concorrono numerose forme di arte rupestre individuate sulle pareti rocciose nella galleria superiore del ramo sinistro.

Al fine di non trascurare alcun aspetto, si è preferito iniziare il percorso turistico in prossimità dall’area di parcheggio dotata anche di un ufficio-biglietteria e di servizi igienici. 
Un percorso didattico, corredato da nove pannelli, ci offre la possibilità di leggere e comprendere:

  • la morfologia della valle

  • l’evoluzione delle grotte secondo un completo ciclo carsico (preparazione tettonica, erosione diretta per scorrimento di acque aggressive, diminuzione graduale del flusso dell’acqua, riempimento per crollo e concrezionamento per percolazione

  • la loro planimetria

  • l’importanza archeologica

  • la flora e la fauna con la descrizione particolareggiata del pipistrello

  • il loro particolare microclima (8°C nel ramo destro).

Il percorso continua costeggiando il letto del Rio Varri a destra, il vecchio mulino a sinistra e ci conduce all’ingresso della grotta costituita da due rami principali. Qui le acque del Rio Varri attraversano la forra, formando una bellissima cascata di 20 m. e scompaiono tra le rocce. Si scorge subito l’ampio androne del ramo sinistro al di sopra del quale strapiomba una parete calcarea di circa 30 m. Questo ramo si sviluppa su due livelli, il primo fossile dove sono stati rinvenuti i resti di insediamento antropico, il secondo attivo, a quota più bassa, interessato ancora dal deflusso delle acque con la loro azione di degrado.

I due rami si ricongiungono dopo circa 100 m. nel punto più basso dove le acque tornano in superficie e dal lato sinistro si immettono in quello destro per continuare il percorso ed alimentare i piccoli laghi sotterranei. E’ qui che scorgiamo anche un importante angolo archeologico ove sono stati rinvenuti i sopra citati reperti, resti di combustione chimica e cereali bruciati.

Suggestiva è la vista verso l’esterno come lo è anche verso l’interno dall’affaccio realizzato dal progetto turistico situato proprio sulla cascata all’ingresso. Il ramo destro è ormai fossile per il primo tratto fino al salone della confluenza. Esso è caratterizzato dalla presenza di camere ortogonali tra loro, disposte su vari livelli, completamente arricchite da particolari effetti concrezionali: stalattiti, stalagmiti, veli, colonne, pilastri, cannucce e la rarissima “macchia di leopardo” (vermicolazioni argillose che adornano le pareti rocciose). Il percorso è protetto da una apposita opera di chiodatura per mantenere compatti gli stadi di cui è costituita la roccia. Esso termina con l’affaccio nella sala della confluenza ove i due rami si congiungono e da dove diparte l’area totalmente attiva del condotto ipogeo parte del quale ancora da esplorare.

Da qui un lungo tratto è stato dedicato ad una percorrenza turistica di tipo speleologico. Con attrezzatura specifica, fornita dalla direzione delle grotte, il turista può esplorare un mondo sotterraneo incontaminato e trarne emozioni di sicuro effetto.

Grotte Val de' Varri - stalattiti