La genesi delle grotte ipogee2018-06-25T10:54:50+00:00

Project Description

LA GENESI DELLE GROTTE

Due sono le principali ipotesi sulla genesi delle grotte. La prima è definita dell’ “erosione diretta”, la seconda dell’“erosione inversa”.
Nella prima le acque  penetrano all’interno delle fratture superficiali della roccia calcarea allargando le lentamente per corrosione e dissoluzione, scendendo progressivamente in profondità ed allargando i condotti.
Dopo una prima fase di percolazione si stabiliscono delle vie di drenaggio nelle quali le acque scorrono in quantità sempre maggiore. Da questo punto in poi l’attività chimica di dissoluzione perde importanza a favore del processo meccanico di corrosione.
Le acque continuano la loro azione modellatrice nella cavità sotterranea aprendo nuove vie di fuga sempre più basse.
La seconda teoria che non deve considerarsi invalidante della prima si basa sul concetto che le grotte si svilupperebbero e si è amplierebbero non dall’alto verso il basso, ma dal basso verso l’alto. La condizione base per lo sviluppo della teoria sono la presenza di rocce calcare stratificate e fratturate e con via classi (fratture aperta) di varia ampiezza. Le acque meteoriche vengono assorbite e scendono in profondità lungo la rete di drenaggio costituita dalle fratture (fase uno). La persistente opera di dissoluzione e di erosione meccanica provoca un continuo ampliamento della “lesione rocciosa” facendole assumere una forma di fuso disposto con asse verticale.
La caduta di blocchi di roccia è provocato dall’attività chemioclastica (concomitanza di azioni chimiche e meccaniche) delle acque che penetrano all’interno sottili di fessurazioni, isolando elementi di roccia che per gravità precipitano sul fondo del fuso (fase due).
A causa del continuo ampliamento sia verticale che laterale un fusoide può venire a contatto con un altro adiacente;  la rottura del diaframma roccioso che separa le due cavità determina la comunicazione e accrescimento di vasti ambienti sotterranei (fase tre).
Per quanto riguarda le grotte a morfologia di tipo misto, attribuibile in parte a processi diretti e in parte a processi inversi, si deve sottolineare che i due differenti aspetti morfologici sono sovrapposti. Un sistema sotterraneo che si sposta verticalmente verso condotti attivi più bassi lascia superiormente un complesso di gallerie nelle quali il processo di erosione meccanica delle acque è cessato, lasciando testimonianze morfologiche.
Nei livelli superiori abbandonati si manifesta solo l’attività delle acque pericolanti verticalmente.

Le forme concrezionali

Molteplici sono le forme concrezionali che si sviluppano all’interno delle cavità  poiché diversi sono i parametri fisico chimici che ore regolano la loro forma.
Tra le più conosciute e ornamentali sono indubbiamente le stalattiti e le stalagmiti. Queste possono unirsi e fondersi originando colonne e pilastri stalatto-stalagmitici. Alcune stalagmiti a volte si presentano con forme varie e fantasiose: a “pila di piatti rovesciati“, a “grandi foglie”, a “cavolfiore“, ecc.
Tra le altre forme si possono annoverare le croste concrezionali che ricoprono le pareti dei vani e si prolungano sul pavimento dei questi con l’aspetto di colate. Tra soffitto e pareti possono invece costituirsi  forme laminari dette “vele” o “cortine”. Le “concrezioni da splash” si formano invece su pareti che ricevono degli spruzzi ho gocce di rimbalzo assumendo strutture mammellonari.
Le rocce calcare che costituiscono i massicci carsici sono prevalentemente composte da carbonato di calcio, ma contengono in quantità minime impurità e residui insolubili. Questi ultimi non sono soggetti all’azione chimica delle acque carbonatiche, non entrano in soluzione e rimangono sul luogo e col tempo si concentrano in quantità sempre maggiori fino ad originare caratteristici depositi.
Si distribuiscono sulle pareti formando strane figure arabesche ed intrecciate che fanno spiccare la differenza di colore tra la roccia chiara e la terra rossa conforme maculate e nastriformi comunemente vengono chiamate “Pelli di leopardo” o “Vermiculiti”. Queste formazioni presenti nella grotta di Val de’ Varri non costituiscono uno fenomeno molto diffusi. Infatti per la loro genesi sono necessari  diversi fattori concomitanti come: la circolazione idrica all’interno della cavità, soprattutto per quanto riguarda il movimento dei filetti idrici e dei veli parietali, le caratteristiche litologiche della roccia madre, la distribuzione delle reticolo di micro fratture, i fenomeni di condensazione dell’umidità atmosferica all’interno della grotta.